Ha una voce che si spezza così bene e con tale tempismo da lasciar credere che davvero si commuova, mentre parla, questo diavolo d’un Papa. Più che mai quando dice qualcosa di toccante, perché sia ancor più toccante. Che sia calcolato, non credo; che sia davvero commosso, neppure. Sarà allora caratteristica della sua voce, che così innocentemente s’infrange sui faraglioni umani che, da sotto, lo stanno ad ascoltare. E’ un bravo cristiano, da par mio, un gerontocrucco che non vedeva l’ora di andare in pensione e giocare tutto il giorno a bocce coi suoi amici del circolo bavarese Die Grosse Schüssel. E invece no. La boccia ha fatto gioco, punto di raffa; gli è toccato prendere il testimone e correre in avanti, lungo il sentiero tracciato da quel portento, santo tra poco, indistruttibile, benché tremolante, indimenticato, tuttavia sfinito, immenso Padre.
Vai avanti, Peppino, la strada è ancora lunga, portaci tu alla pace, che noi non abbiamo più paura.
1 commento:
e perché non ci metti anche Karol?
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