La nostra percezione del mondo esterno ha qualcosa a che vedere con il nostro atteggiamento interno. Forse la nostra mente crea alibi basati sulle circostanze esterne che riflettono quel che proviamo dentro.
Il di fuori e il di dentro non sono magari così distanti.
Domanda che pongo solo ai lettori più intelligenti: sono buoni solo quelli che fanno cose che ci piacciono?
L'intelligenza. Un male involontario.
Quand'ero piccolo veniva Alfio a casa nostra, il barbiere. Veniva a tagliare i capelli a tutti. Allora era una festa, quando veniva Alfio, a turno ci mettevamo in bagno su una sedia e lui ci sistemava un asciugamano intorno al collo (ruvido ruvido, ma perché mia madre non usava l'ammorbidente?) e sfricche sfricche, sforbiciava, sfricche, con quelle forbici strane da barbiere, sfricche, ci veniva da via Barberini dove aveva la bottega, sfricche, noi abitavamo lontano, sfricche, lontanissimo da via Barberini, sfricche, e lui veniva, la domenica, a sforbiciare, sfricche, con il suo pettine di corno, sfricche, e le forbici strane, sfricche, poi quando andava via restava l'odore di lacca ed il rumore di sfricche, nell'aria. Domanda che pongo solo ai miei genitori: ma perché non siamo andati noi dal barbiere come tutti i bambini?
La testardaggine. Vizio insopportabile. Bisogna riuscire a riconoscere quando la propria idea non è buona quanto si credeva ed avere il coraggio di abbandonarla, ma non è facile. Mi viene in mente il sistema indiano per la cattura delle scimmie: si lega una noce di cocco ad un palo; la noce ha un foro sopra abbastanza grande perché possa entrare la mano di una scimmia; dentro la noce si mette del riso. Tutto qui. Succede che la scimmia infila la mano nella noce ed afferra il riso. Con il pugno chiuso la mano non esce più dalla noce di cocco e la scimmia non molla la presa, finché non viene catturata. Questo è il punto pazzesco: la scimmia non riesce a stimare correttamente le entità in gioco, non capisce che il valore della sua vita è maggiore rispetto al valore del riso conquistato.
Ma abbiamo ragione noi umani a considerare la vita il valore più prezioso? Se dovessimo rispondere pensando che il valore delle cose è proporzionale alla loro rarità, dovremmo ammettere la volgarità della vita, in quanto comune. Questo è vero solo se consideriamo gli esseri viventi come una massa indefinita di vite sparse. Ma dal punto di vista soggettivo, facendo un primo piano di una singola vita, non è così. Il punto di vista cambia la percezione delle cose, ma non le cose, che sono sempre le stesse. E qui torniamo alla domanda per intelligenti di prima: sono buoni solo quelli che fanno cose che ci piacciono?
Stronzo dal nome importante, ti dico: male ti camuffi da uomo buono e non lo sei; io mi camuffo da cattivo e non lo sono. Forse tu sei destinato al paradiso, allora io all'inferno; di sicuro, e per fortuna, non ci incontreremo mai.
lunedì 6 agosto 2007
IL SIGNOR BODONI
1760, Roma. E' mattina presto e c'è odore di polvere bagnata, 'ché piove. Passa una carrozza lenta lenta e tintilla un campanello, è il direttore della banca che arriva. La città in bianconero si sveglia piano, non c'è chiasso, quasi. C'è una bottega aperta con una vetrina pulita ed una scritta, in alto: TIPOGRAFIA. Entriamo.
Un ragazzo inchiostra i rulli con una spatola, c'è inchiostro ovunque ed ovunque nerofumo. E' il capo che ha deciso le giuste dosi ed impastato l'inchiostro, solo lui lo fa così bene. L'odore di petrolio a cui tutti si sono abituati, pervade l'aria. Senti?
Il signor Bodoni esce dal suo ufficio e controlla il lavoro. C'è qualcosa che lo infastidisce, sarà la stampa dell'ultima enciclica papale misteriosamente scomparsa, o forse la forma troppo frivola del carattere Times, qualcosa di insondabile lo disturba, sarà quel dolore alla spalla che gli viene tutte le volte che piove, o la distanza assurda che c'è tra la A e la T maiuscole, una voragine, non c'è armonia, non c'è affatto armonia. Cosa c'è che lo rende nervoso non si capisce, sarà quella scritta con l'occhio troppo fino? Poi si ferma e guarda fuori. La pioggia riprende a battere sui vetri, tic tic, il compositore allinea i caratteri, plic plic, il signor Bodoni guarda fuori.
Gli sta per venire un'idea, e noi lo sappiamo.
Da qualche posto lontanissimo è già partita la scintilla che lo attraverserà totalmente, come fanno tutte le buone idee, e lui sgranerà leggermente gli occhi, una impercettibile reazione silenziosa, non se ne accorgerà nessuno tranne noi, che lo sappiamo, e in un istante il destino avrà scritto il suo nome nel Grande Libro.
Ma, oh! eccola, arriva arriva, è qui, entra! La piccola scintilla, sfavillante e densa, l'idea che noi sapevamo, gli passa sopra e dentro, lo elettrizza e in un brivido gli cambia il futuro, cambia il soggetto e l'oggetto, che sono la stessa cosa alfine, e che non sono più.
Il signor Bodoni si gira e torna nel suo ufficio, sembra lo stesso uomo di prima ma non è così, il suo nome è già scritto nel Grande Libro della storia, lui deve solo fare ciò che deve fare, nient'altro che questo, tutto è pronto e lui obbedisce e segue docile il suo destino. Chiude la porta, abbassa le tendine, si mette al lavoro. Piano piano la tipografia si svuota, escono i lavoratori, le macchine si fermano, resta l'energia invisibile del lavoro svolto, le cose cariche di ciò che c'è stato, fogli di piombo accatastati, armadi pieni di cassetti pieni di casse piene di caratteri, e qui attrezzi, e lì strumenti, e inchiostri e nerofumo.
Il signor Bodoni è stato catturato da un'idea e credendo di averla avuta dovrà seguirla. E' ciò che pensiamo di avere che possiede noi, in realtà. Come un'idea, buona o cattiva, che mai sarà soltanto nostra ma anche di tutti quegli altri che non l'hanno avuta per primi, magari nemmeno l'hanno capita fino in fondo, ma l'hanno condivisa.
Il signor Bodoni disegna. Disegna un carattere armonioso che porterà il suo nome, e sarà generoso di spazio ed avrà rotondità e grazia, e fuselli e filetti; fonderà lui stesso le forme scegliendo le dosi dei metalli, li rifinirà uno ad uno, limandoli con la delicatezza di una mamma, e userà quel carattere nelle sue stampe perfette, celestiali, lo farà bellissimo, lo farà eterno.

Un uomo con un cappello strano lavora: legge da un foglio scritto a penna, prende delle barrette di metallo da una cassa, le sistema in sequenza in una scatola. Le sue dita sono grosse, nerastre e piene di esperienza, volano con la delicatezza di un'ape che impollina; è il compositore. Preleva i blocchetti di piombo dalla cassa, li allinea sul compositoio, quasi non guarda. E' il capo che ha deciso gli spazi tra le parole, e tra le righe. I caratteri nella cassa appartengono tutti allo stesso alfabeto e sono divisi secondo uno schema rigoroso. In cassa bassa quelli più usati, le vocali, poi le lettere minuscole, ed i segni di interpunzione. In alta cassa ci sono le lettere maiuscole, quindi i caratteri speciali. L'uomo allinea le lettere, plic plic, si fanno parole, plic plic; alla fine della riga, stringe i morsetti con il serraforma e continua sotto, plic plic; quando il compositoio è pieno, lo manda al torchio e ne inizia un altro. Plic plic.
Un ragazzo inchiostra i rulli con una spatola, c'è inchiostro ovunque ed ovunque nerofumo. E' il capo che ha deciso le giuste dosi ed impastato l'inchiostro, solo lui lo fa così bene. L'odore di petrolio a cui tutti si sono abituati, pervade l'aria. Senti?
Il signor Bodoni esce dal suo ufficio e controlla il lavoro. C'è qualcosa che lo infastidisce, sarà la stampa dell'ultima enciclica papale misteriosamente scomparsa, o forse la forma troppo frivola del carattere Times, qualcosa di insondabile lo disturba, sarà quel dolore alla spalla che gli viene tutte le volte che piove, o la distanza assurda che c'è tra la A e la T maiuscole, una voragine, non c'è armonia, non c'è affatto armonia. Cosa c'è che lo rende nervoso non si capisce, sarà quella scritta con l'occhio troppo fino? Poi si ferma e guarda fuori. La pioggia riprende a battere sui vetri, tic tic, il compositore allinea i caratteri, plic plic, il signor Bodoni guarda fuori.
Gli sta per venire un'idea, e noi lo sappiamo.
Da qualche posto lontanissimo è già partita la scintilla che lo attraverserà totalmente, come fanno tutte le buone idee, e lui sgranerà leggermente gli occhi, una impercettibile reazione silenziosa, non se ne accorgerà nessuno tranne noi, che lo sappiamo, e in un istante il destino avrà scritto il suo nome nel Grande Libro.
Per ora il signor Bodoni guarda fuori. Ma non vede. Il suo sguardo drittissimo taglia tutto, entra nelle cose e le supera, senza seguire la curvatura della terra vi entra dentro, passa accanto ai vermi e all'argilla, accanto alle ossa dei nostri avi, ai piatti di ceramica degli Unni, ai fanoni delle balene, passa accanto all'acqua antica e buca e buca e non si ferma davanti alla storia, attraversa il passato quieto e sepolto, lo supera. Tic tic, plic plic. Tic. Plic.
Ma, oh! eccola, arriva arriva, è qui, entra! La piccola scintilla, sfavillante e densa, l'idea che noi sapevamo, gli passa sopra e dentro, lo elettrizza e in un brivido gli cambia il futuro, cambia il soggetto e l'oggetto, che sono la stessa cosa alfine, e che non sono più.
Il signor Bodoni si gira e torna nel suo ufficio, sembra lo stesso uomo di prima ma non è così, il suo nome è già scritto nel Grande Libro della storia, lui deve solo fare ciò che deve fare, nient'altro che questo, tutto è pronto e lui obbedisce e segue docile il suo destino. Chiude la porta, abbassa le tendine, si mette al lavoro. Piano piano la tipografia si svuota, escono i lavoratori, le macchine si fermano, resta l'energia invisibile del lavoro svolto, le cose cariche di ciò che c'è stato, fogli di piombo accatastati, armadi pieni di cassetti pieni di casse piene di caratteri, e qui attrezzi, e lì strumenti, e inchiostri e nerofumo.
Il signor Bodoni è stato catturato da un'idea e credendo di averla avuta dovrà seguirla. E' ciò che pensiamo di avere che possiede noi, in realtà. Come un'idea, buona o cattiva, che mai sarà soltanto nostra ma anche di tutti quegli altri che non l'hanno avuta per primi, magari nemmeno l'hanno capita fino in fondo, ma l'hanno condivisa.
Il signor Bodoni disegna. Disegna un carattere armonioso che porterà il suo nome, e sarà generoso di spazio ed avrà rotondità e grazia, e fuselli e filetti; fonderà lui stesso le forme scegliendo le dosi dei metalli, li rifinirà uno ad uno, limandoli con la delicatezza di una mamma, e userà quel carattere nelle sue stampe perfette, celestiali, lo farà bellissimo, lo farà eterno.
