Mi piace avere un blog alquanto visitato benché sia vuoto. O dovrei dire siccome? Mi piace avere un blog carpe diem, dove un testo compare per poco tempo e poi non c’è più. Evanescente, perituro, caduco, come tutto alfine, un diario come metafora universale, essere o non essere, vuvvuvvù.
Sono stufo di un sacco di cose. Della follia del mondo, della democrazia, della velocità. Sì, voglio andare piano, voglio scrivere lettere materiali con la carta e l’inchiostro ed i rispettivi odori ed inviarle a mezzo messaggero, voglio fare l’amore tutta una notte e gustarmi una cena lentamente, voglio andare a piedi, bussare alla porta di un amico e dirgli “posso entrare”? Voglio sedermi e guardare il mare finché non mi si riempiono gli occhi di acqua salata che si confonde con le lacrime. E vaffanculo.
Sono contro la democrazia perché il popolo è in maggioranza costituito da idioti. Sono per una semidemocrazia costituita da un’elite di pensatori decisori intellettuali apolitici. Toglierei il voto agli incolti che non ne esercitano il diritto; a quelli che non hanno un’opinione; a quelli che ce l’hanno ma non sono disposti a cambiarla con l’acquisizione di nuove informazioni; a chi non è disposto a cambiare per crescere. E vaffanculo.
Evviva i folli, purché responsabili della sola propria follia, dialogici idealisti sognatori fanatici guerrafondai, che ridano insieme al loro Bhagavan ma non del mio. E vaffanculo.
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