venerdì 4 novembre 2005

AFFINAMENTI SUCCESSIVI

Certune cose non abbasta la vita di un omo solo per saperle, ma più omi e più vite gli abbisognano.

S’era nel 20.000 davanti il Cristo, nel primordio esatto, e andesse giustappoco così:

“Brunilde! Preparazione, che vassi al mare” – disse il Signor A alla moglie, mentre carcava tutta la capanna che era la di loro casa dinsopra a quattro massi e legavala stretta stretta con le corde e coi spachi. “Montavaci” – le fa e lei obbede. Il Signor A mettesi a spingere l’accrocco e giuntocheffù sull’orlo d’una collina, buttossi zompando al volo dinsopra lo carro. Ma i massi sendo di sotto piatti non fecero né di sdrucciolo né di slitto, ma ruzzolo e ruzzolo e ancora ruzzolo, ribaltando tutto lo macchinaro. Morse il Signor A craniando la crapa supra lo ramo d’un albaro che quinci restosse stupefatto, sibbene immoto.

La signora sposossi novamente, col tale Signor B che ebbe la bona pensata di fare cadauna miglioria: dinvece delli massi quatrati, servivagli quaccosa vieppiù scivolevole e quindi preparò dei tronchi di albari bei alliniati. Mise poi dei mozzi allato dei tronchi sui quali filzò dei bracci a forcella affare da sostegno e sopra montò la capanna, che sempre era la casa. “Brunilde! Vamosi allo mare, ammonta” – disse il Signor B ricolmo di fede e d’orgoglio tronfio. Spinse la maghina dinsopra d’un colle, dette l’ultima botta e saltò supra. Li tronchi erano sì vicini che lo moto dell’uno invertiva lo moto di quell’antro diacente, come in un ingranaggio pazzito. Eppoi, l’attrito colla terra di tutti i tronchi s’assommava cotanto che ogni sassetto era uno sbalzo, ogni rametto un grosso sbalzo, ogni cespuglio un… ottìo un cespuglio! La machina del Signor B ntruppò collo cespuglio ed egli volotte tritto tritto inverso uno ramo d’un albaro che quinci permase novamente stupefatto, sibbene immoto.

La signora non persesi l’anima e sposotte un antro illustre inventore, il Signor C, lo quale apportò le seguenti migliorie: li tronchi furo ridotti al numero di due, distanziati da assi parallele incernierate sui mozzi. Sopra le assi costruì una struttura solida indove legò la capanna e disse: “Brunilde! Mettevati lo costumo che faremosi uno bagnamento, montavasi!”. E lei obbede. Spinto ch’ebbe lo congegno dinsopra lo dirupo, d’un balzo saltocci dintra, e sorrisette. L’apparecchio sembrotte funzionante, e fecero persino quacche metrata sanza problema che quasi sembrava uno viaggiamento riuscente. Epperò lo tronco girava e girava e lo mozzo seguiva e seguiva e l’asse ch’era legata al mozzo friniva friniva e del fumasso niscì dai quattro cardini, che poi lo fumasso fecesi fumone e poi focherello e dunque foco e infine incentio eppoi roco. Il Signor C si spense, litteralmente, sotto lo sguardo tristo e sempre più stupefatto d’un albaro, sibbene immoto.

La coraggiosa signora convolò a nozze con un quarto omo, il brillante Signor D, che anzitutto legossi un foltuto casco di banane sulla crania a riparar ventuali tumefazioni (sembra che detta pettinatura, molti anni appresso, fu imitata con certo successo da una tale signora, matrona di circhi equestri, ma chiossà). Il Signor D andò dunque liminando dal marchingegno tutto lo superflume: decidette di scartare l’attrito di troppo segando li tronchi e tenendone solo una piccola sezione. “Brunilde! Occhia qui como rotola, và che chiamola Rotolante, o Rotola, o Rota”. Di rotole ne prese quattro, fissò due assi longitudinali ai loro centri, coppiandole duaddue, montò alle rotole didavanti uno snodo mobile ed un’asse centrale affare da timone, montò la casa-capanna dinsopra lo sistema e disse: “Brunilde! Ntiamo a villeggiare”. Spinse la navetta, colla moglie dintra messa, dinsopra d’una rupe, saltocci indentro e andorno. Il viaggio andette gregiamente, senza isbalzi, né craniate, né incendismi. Rivorno alla piaggia che era il meriggio tardo, e quando il Signor D dicise che potevano affermarsi, scoperse che nell’ingegnata qualcosa veniva di certo ammancare. Meschino, finitte diritto drento al mare e morse fogando, con tutto l’apparato e lo foltuto casco di banane.

Infine il Signor E, venendo a sposare la nostra multivedova, presesi le glorie tutte dei suoi predecessori, sanza però contribuire all’ormai perfetta invenzione della rotola, ma nventando invero quaccheccosa che sicurabilmente necessitava: lo freno.

Sic transit gloria mundi, e nessun mai ricorda l’inventor del freno, ma i tutti e i quanti dicono della granda venzione che fu la rotola, che ni ha simili alcuni dintra la natura ed è solo frutto dello genio di qualichi omini di core aggioso, d’una donna senza tema, e d’un albaro stupefatto che, sibbene immoto, anco lui c’era.

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