sabato 5 maggio 2007

TOGLIMI GLI ALTRI SENSI

Il pianista siede sul panchetto (scricchiola), il pubblico trattiene il respiro, il pianista si sistema, il pubblico guarda le mani del pianista allungarsi sulla tastiera del pianoforte, il pianista non pensa a nulla, onestamente, svuota la sua mente dai nomi che gli uomini hanno scelto per le cose, al loro significato, il segno perde il senno, il senso cede. Non c'è nulla in quell'attimo rarefatto, non c'è nemmeno la storia, tutto è sospeso nel limbo impalpabile di ciò che sarà, verrà, tra un'era, un secondo, adesso.

Il pianista è vuoto e non ha nulla se non quella piccola, divina scintilla che tra poco accenderà un enorme fuoco. Il pubblico lo sa ma ancora ignora quanto sarà grande quel fuoco, il silenzio è carico come un fucile mitragliatore, il pianista ha il dito sul grilletto, l'occhio nel mirino. Il pianista stringe il seme nelle sue mille mani, il pubblico ascolta il silenzio più pregno che possa esistere e non osa, non osa nemmeno pensare a ciò che quel seme sta per diventare quando... Ecco! Il pianista getta il seme, scocca la scintilla divina, ecco! lui tira il grilletto ed è fuoco. Snocciolano i suoni, gli spari, onde, carezze immense, radici, tronchi, rami, alberi, foreste, il mitra stende il pubblico, lo annienta, i birilli che saltano, la scintilla è rogo, divampa l'anima, il pubblico è colpito, assorbe e soffre, che altro può fare? Il pianista vola ma non è solo, trascina tutti nella sua scia, il vortice ci inebria, gira il mondo (o siamo noi?), girano gli astri nel meccanismo galattico, incessante, orologio dei tempi, e foglie e foglie e rami, come soffre il pubblico, ferito, arso, guarda come vola, ma che altro può fare?

Il pianista mette le note lì dove devono stare, e lì docili restano nello spazio infinito d'una vibrazione atomica; freddo, caldo, gelo, inferno, non siamo niente ma siamo con te, come te, siamo te se tu sei noi, non smettere più, non smettere. Il pianista regala l'ultima nota dominante, d'improvviso si ferma, osserva il suo creato, ora si può alzare. Il pubblico è attonito, il fragore di ciò che è stato ha stordito l'anima, l'applauso non parte ancora, c'è chi piange, che altro può fare?

Là fuori piove ma siamo immuni ormai dagli agenti del mondo, il pianista ci ha sparato e siamo morti per rinascere più puri, abbiamo volato toccando il cielo e che cos'altro potevamo fare?

Se ci sei, tu, toglimi gli altri sensi, voglio solo sentire, solo sentire...

Dedicato a Wolfgang Amadeus Mozart, Keith Jarrett, e a tutte le sue altre incarnazioni.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Posso dire che è un omaggio commovente?

Anonimo ha detto...

nient'altro si poteva fare...

Anonimo ha detto...

l'avrò già letto e riletto almeno 20 volte eppure ... ogni tanto devo tornarlo a fare. Oggi, mentre lo rileggevo mi sono sorpresa a rileggerlo mentalmente con la voce e l'enfasi di Giorgio Albertazzi... M'è persino venuta la pelle d'oca...
SEI UNA COSA GRANDE!!!

--m ha detto...

Ma grazie, che bei complimenti, e inaspettati :D

--m ha detto...

Ad ogni modo, tutto questo succede davvero, prova ad andare ad un concerto solo di Keith Jarrett.

Anonimo ha detto...

Guarda una cosa simile l'ho vissuta in prima persona.
Umbria Jazz, Luglio '87, concerto di Sting e Gil Evans. Uno stadio gremito
Ma un pubblico diviso in due, gli amanti del Jazz e quelli che del Jazz non gliene poteva fregare di meno... loro c'erano andati solo ed esclusivamente per Sting.
Io ero con Paola (la mia titolare) e, sinceramente, anche se a entrambe un certo tipo di Jazz non dispiace affatto (e quello di Evans ne fa sicuramente parte) non credo ci saremmo mosse da Bologna se non fosse stato per Sting. Prima del concerto i vari gruppi di riempimento e giù, sul prato (noi eravamo in Tribuna) centinaia di ragazzi continuavano a bivaccare o a giocare a frisbee... Nel frattempo la luce del giorno comincia a calare mentre le luci del palco si accendono, entra l'orchestra di Evans e comincia a suonare, poi entra lui, i giovani venuti per Sting all'inizio quasi nemmeno se ne accorgono e continuano il bivacco dell'attesa mentre i cultori del Jazz tacciono estasiati maledendo mentalmente quella marmaglia vociferante... Poi entra Sting e anche quelli di sotto tacciono, mentre gli altri mentalmente pensano "Che ci sta a dire sto Rokkettaro la sopra..."
ma ... man mano che la serata va avanti i due gruppi sono sempre più amalgamati tra loro, esattamente come la musica e la voce che salgono dal palco fino a raggiungere l'apoteosi in "Strange Fruit"... UN'ESPERIENZA UNICA!!
E tale è purtroppo rimasta perchè pochi mesi dopo Bil Evans ha lasciato questo mondo..
Di quel concerto ho alcuni dischi che però sono incompleti, in quanto presi sicuramente dalla trasmissione televisiva dello stesso che a un certo punto veniva interrotta dal telegiornale mentre là sul palco i due continuavano la loro magia ... avevo anche su cassette la registrazione completa fatta da me con un piccolo registratore, due o tre cassette che purtroppo sono andate a fuoco insieme alla mia vecchia panda e credo di aver sofferto più per la perdita di quelle che dell'auto