mercoledì 25 luglio 2007

SATCHMO

(da un vecchio scritto)

Io dico che siamo veramente brutti dentro. Non per l'anima, ma i componenti! Prendi il pancreas, per dire. Ti pare il nome di una roba bella? Sarà una spugna carnosa unta e gorgheggiante, roba da rivoltare le budella. Per non parlare dell'intestino crasso! Tralasciamo la posizione indove mi sta, ma fa schifo pure di nome. Però mi ricorda una canzone di quando ero piccolo, che un signore nero nero cantava in italiano: "Donna crassa crassa, che ride quando passaaa, donna crassa crassa piace a meeee".

Questo signore nero nero dichiarava di essere nato il 4 luglio del 1900, ma la data di nascita esatta è il 4 agosto del 1901. Il 4 luglio è festa nazionale in america e forse lui ci teneva ad essere nato in un giorno di festa. E l'anno in più che si era dato servì probabilmente per farlo figurare più grande e permettergli quindi di accedere prima alle bettole della sua città.

Dunque il 4 luglio 1901 nasce questo bimbo nero nero, in un quartiere malfamato di New Orleans zeppo di bordelli, puttane e bande criminali: Storyville. Ci lavoravano oltre duemila prostitute, e il pappone più importante della città ne stilava annualmente un elenco con tanto di valutazioni estetiche e qualitative.

Il bimbo nero nero è figlio di una domestica e di un padre frettoloso di scomparire per sempre. Vive girando per le vie della sua sudicia città, senza istruzione né educazione né il becco di un nichelino. Ama la musica e canta con irruenza e grinta; più che canzoni le sue sono urla di disperazione, grida improvvisate e storte. Molto improvvisate, e molto storte.

All'età di dodici anni, per festeggiare un capodanno, una notte ruba la pistola ad un tipo mentre questi s'intratteneva con la madre, e spara giocosamente qualche colpo in aria. Viene subito arrestato e chiuso in riformatorio per quasi due anni.

Lì dentro inizia a cantare, a squarciagola, nel coro della prigione. C'era già allora, nei suoi canti smodati, quel tocco di improvvisazione che è il fulcro ed il gusto della musica jazz. Un giorno una guardia che lo aveva preso in simpatia gli regala una cornetta tutta ammaccata, e gli insegna i primi rudimenti di questo curioso strumento, ignaro d'aver così dato l'abbrivio alla formazione musicale di una leggenda della musica, l'impersonificazione del jazz, ineguagliato fantasista nero, il più estroso geniale commovente indicibile eccentrico brillante originale appassionante conturbante suonatore di tromba di tutti i tempi, Louis Daniel Armstrong.

Louis innalzò per la prima volta ad arte ciò che era, e probabilmente sarebbe rimasta sempre e appena, una spumeggiante musica d'intrattenimento, radicata nel folklore del profondo sud degli Stati Uniti d'America.

All'uscita dal riformatorio, per procurarsi da vivere Louis vende giornali, scarica barche, trasporta carbone. Nel tempo libero va ad ascoltare la musica nei malfamati locali della città. Il suo idolo è un suonatore di tromba, tale Joe "King" Oliver, che Louis eleva a padre putativo e chiama "Papa Joe". E' Oliver a regalargli il suo primo vero strumento musicale: una tromba nuova; a mostrargli le meravigliose possibilità dell'improvvisazione jazz; a permettergli di suonare in una band, la sua, e davanti al pubblico, il suo.

Successivamente Oliver si trasferisce a Chicago e il giovane Louis continua a suonare con diverse band nei bassifondi di New Orleans. Suona spesso per rallegrare le vuote attese delle prostitute tra un lavoro ed un altro. A diciotto anni si innamora di una di loro e la sposa; il matrimonio durerà pochi mesi soltanto.

A quel tempo, a New Orleans, le orchestre si esibivano spesso dentro i camion; quando un'orchestra itinerante incrociava un'altra orchestra, iniziava una sfida a suon di note; era il pubblico a decretare il vincitore. Il miglior suonatore da camion del momento era allora l'esuberante Kid Ory.

Un giorno che Louis stava passeggiando, venne fermato da Ory:

Ory (arrogante): - "A chi stai portando quella tromba, moccioso?"
Louis (umile ma imbronciato): - "A nessuno, è mia"
Ory (incredulo): - "Sì, valla a raccontare a un altro. Allora suonala se ne sei capace"

Louis inizia a suonare a ruota libera, veloce ed equilibrato, rendendo incredibilmente bella una scialba canzonetta di moda, le sue dita volano, le guance rotonde e gonfie, gli occhi sgranati che ignorano il futuro, le note piovono, guizzano, giocano, curiosano, saltellano, sincopate e beffarde, le note sparano a zero. Louis scioglie gli ascoltatori e lascia Ory stupefatto e muto. Viene subito scritturato ed inizia a girare con quella band sconosciuta, per le scalcinate strade di New Orleans, sul camion scalcinato di quel suonatore di trombone, muso pallido, Kid Ory.

Un giorno Satchmo (bocca a sacco) riceve un telegramma da Olivier, che gli chiedeva di unirsi alla sua "Creole Jazz Band", a Chicago. A lui sembra l'avverarsi di un sogno ed accetta, trasferendosi immediatamente. La sua tecnica musicale si va sempre più perfezionando e finisce in breve per rappresentare un elemento di attrativa, tanto che Chicago diventa un punto d'incontro focale per i suonatori di tutte le città circostanti.

Qui conosce la pianista della band, Lillian Hardin, che sarebbe diventata la sua seconda moglie; è il 1924.

La fama di Louis cresce, e lui lavora forsennatamente; sua moglie intuisce che Louis sta sprecando il suo tempo a suonare con la band di Oliver, e lo sprona con decisione per dargli una dignità ed una fama propria. Nel 1925 Louis viene chiamato a New York dal pianista Fletcher Henderson, per il quale lavora per tredici mesi. Poi torna a Chicago e fonda vari e indimenticabili complessi musicali (come gli Hot Five, e gli Hot Seven), richiamando a sé anche quel muso pallido di Kid Ory, ormai divenuto piuttosto noto. Infine,
tra il 1926 e il 1928, realizza grandiose incisioni che sono considerate fondamentali nella storia del jazz e su cui si costruisce il suo mito.

Tra il 1930 e il 1935 compie alcune tournée in Europa, dal clamoroso successo; è conteso dalle migliori orchestre americane, suona nei locali più famosi, accompagna le vedette internazionali, partecipa ad alcuni film interpretando per lo più se stesso.

Miles Davis disse di lui, molto più tardi: "You can't play anything on the horn that Louis hasn't already played... even modern."

Si sposa una terza volta con Alpha Smith, da cui divorzia nel 1940. Nel 1942 sposa la quarta e definitiva donna, Lucille Wilson, una ballerina del Cotton Club. Nel 1947 viene organizzato un concerto spettacolare in suo onore alla Carnegie Hall; è un trionfo. Poi forma il complesso degli All Stars e dà concerti dall'Australia all'Europa e al Giappone, dove viene accolto come un re.

Spopola nel 1959 come ospite al Festival Dei Due Mondi di Spoleto. Lavora sempre alacremente e
malgrado abbia una voce roca e rasposa, incide bellissime canzoni in coppia con Ella Fitzgerald ed altre grandi voci del jazz.

Curiosamente, nonostante avesse già accumulato una fortuna, mantiene sempre una fobia implacabile per
la miseria e si fa elargire dal suo manager uno stipendio fisso. Nel 1968 approda come concorrente
a Sanremo con la canzone "Mi va di cantare". Nel 1969 la sua versione di "Hello Dolly", poco jazz e molto pop, cantata nel film omonimo in coppia con Barbra Streisand, arriva prima in classifica e scalza un famosissimo gruppetto di capelloni inglesi: "The Beatles".

Il 6 luglio 1971, nella sua casa di New York, si spegne silenziosamente nel sonno. Addio ad un musicista nero nero che sta ora certamente suonando melodie celesti celesti, dall'altra parte della vita.

Al suo funerale a New York, c'erano oltre venticinquemila anime commosse, più la sua.


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