Mandar fa il guardiano, nell'armeria di stato del distretto di Mumbai, India. Qui sono arrivate proprio ieri le nuove mine antiuomo. Sono ordigni progettati per mutilare un essere umano senza ucciderlo. Nella perversa economia bellica, un uomo ferito rispetto ad un uomo morto costa di più al nemico: il ferito va curato, assistito, ricompensato. Il morto invece, si seppellisce e addio. In quest'ottica, la vita umana non ha valore inerente, quanto è più grave l'estrinseco nocumento.
Mandar fa il guardiano e il suo compito è stare lì a sorvegliare le mine. Un lavoro semplice, finché va tutto bene. Un lavoro orribile, a pensarci. E nemmeno gli è permesso di fumare. Il suo passatempo potrebbe essere quello di leggere un libro o di scrivere poesie d'amore. Invece no.
La Repubblica dell'India è un Paese considerato in via di sviluppo; un miliardo di persone pacifiche che tentano di uscire dalla morsa della povertà nera. Ma entrare nel gioco degli equilibri del mondo significa anche, e soprattutto, attrezzarsi per avere la possibilità di difendersi. Armandosi. Mentre un miliardo di persone annaspano per sopravvivere, la classe dirigente indiana corre agli armamenti. Ovunque si trovi ora, il Mahatma Gandhi, fautore ed ideatore della strategia della non-violenza, fissa il vuoto coi suoi occhi puntuti, colmi di sdegno. Così come fa Mandar.
Mandar di mestiere fa il guardiano, nell'armeria del distretto di Mumbai, dove proprio ieri sono arrivate delle mine antiuomo; lucide, ferali, meccaniche, mine. Per passare il tempo Mandar potrebbe benissimo scrivere poesie d'amore, come faceva da ragazzo, di nascosto dai suoi. Si vergognava di farlo, di avere questo ardore letterario che gli arrostiva l'anima, dunque scriveva segretamente, ogni giorno di mattina presto; un immancabile appuntamento quotidiano con quella sua rigorosa mania di scrivere. Poi si asciugava le lacrime e andava a scuola. Rileggendo se stesso si commuoveva, se ne vergognava e si sentiva fragile per questo. Filava tutto liscio così finché un giorno suo fratello non scoprì un suo diario e lesse; così fece anche il giorno seguente e poi ancora, sempre più stupito e anche incredulo nello scoprire un talento così vigoroso ma insieme tenero, un genio inaspettato e insieme grandioso. Mentre Mandar era a scuola, suo fratello così leggeva:
(fai una piccola pausa, per favore)
(cinque-sette-cinque, sembra un heiku ma è più lungo)
Anche domani
mi sveglierò e ancora
non per me solo
ma per non far torto a te
al tuo splendore
liquido, immenso fuoco
amico Sole.
(fai un'altra piccola pausa, per favore)
Quando il fratello di Mandar lesse quelle poesie, Mandar si sentì violato e le distrusse.
"Non devi vergognarti di ciò che scrivi" - gli disse suo fratello - "è così bello. Io ti chiedo scusa, ma non riuscivo a smettere di leggere e mi commuovevo".
"Come," - disse Mandar - "un uomo come te, che piange?".
La risposta seguente Mandar la ricevette come uno schiaffo e non la dimenticò più. Non la dimenticò quando suo fratello venne ucciso da una mina antiuomo, non la dimenticò nemmeno quando si presentò per quel lavoro di guardiano, nell'armeria di stato del distretto di Mumbai; non la dimentica tutt'oggi quando, nell'armeria, si dedica al suo passatempo preferito. Mandar non dimenticherà più ciò che suo fratello gli disse:
- "Mandar, fratello mio, un uomo è fatto di sentimenti, soprattutto. Se li reprime o se ne vergogna, che uomo è?".
Mandar di mestiere fa il guardiano e il suo passatempo potrebbe benissimo essere quello di leggere un buon libro oppure scrivere poesie d'amore, come faceva un tempo. Invece no. Mandar entra nella sala delle mine, durante la notte, e con grande pazienza, attenzione e rischio, infila le mani sapienti nei posti giusti, compie gli appropriati gesti, esegue un rito: ne disinnesca una.
Impiega tutta una notte per disattivare una sola mina, viene sporadicamente interrotto dalle ispezioni dell'ufficiale di servizio e dalla chiamata del capo della guardia. Normale routine. Ogni notte, un'altra mina viene resa inerte dalle mani dapprima tremanti, poi sempre più esperte, di Mandar. Un indiano coraggioso, Mandar, che avrebbe potuto fare l'avvocato o il venditore di spezie, ma che ha scelto quel mestiere perché fosse utile agli altri, chiunque saranno; perché quelle mine sotto la sua custodia funzionassero, non funzionando; perché Mandar, a differenza di Ghandi, non abbraccia la filosofia della non-cooperazione, ma della ribellione pacifica.
Oggi Mandar fa qualcosa di più che emozionare il mondo con una poesia: rende innocuo ciò che è mortifero. Le sue mine non mutileranno nessuno, inermi come sono. Oggi suo fratello sarebbe ancora più orgoglioso di lui, che ha imparato a piangere e a smettere di farlo; oggi che Mandar sa di cosa è fatto un uomo.
1 commento:
Se il lungo silenzio ha prodotto questo, prenditi tutto il tempo e tutto il silenzio che ti serve.
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